Il futuro delle cooperative decentralizzate: quando gli smart contract trasformano la partecipazione in un’infrastruttura
Per oltre un secolo il modello cooperativo ha rappresentato una delle forme più concrete di economia partecipativa: persone, lavoratori, produttori e comunità che decidono di unire risorse e competenze per perseguire un interesse comune, distribuendo valore secondo regole differenti da quelle della società puramente capitalistica.
Oggi questo modello può compiere un nuovo salto evolutivo.
Blockchain, identità digitali e smart contract consentono infatti di immaginare cooperative decentralizzate, nelle quali parte delle regole organizzative, economiche e decisionali non è affidata esclusivamente a intermediari o strutture amministrative centrali, ma viene incorporata direttamente nell’infrastruttura tecnologica della comunità.
Non significa sostituire le persone con il codice. Significa utilizzare il codice per rendere più trasparenti, verificabili e automatiche le regole che le persone hanno deciso insieme.
Dalla cooperativa tradizionale alla cooperativa decentralizzata
Una cooperativa tradizionale nasce attorno a un principio fondamentale: i partecipanti non sono semplicemente clienti o investitori, ma soggetti che contribuiscono direttamente alla creazione del valore.
La decentralizzazione può rafforzare questo principio.
In una cooperativa supportata da blockchain, ogni partecipante può disporre di una propria identità digitale attraverso la quale vengono registrati ruoli, autorizzazioni, contributi, transazioni e diritti.
Gli smart contract possono poi disciplinare automaticamente alcuni rapporti tra i partecipanti.
Un produttore può essere riconosciuto come soggetto abilitato a offrire determinati beni o servizi. Un professionista può ricevere automaticamente la propria quota per un’attività svolta. Una comunità può stabilire come distribuire una parte delle risorse generate. Determinate decisioni possono richiedere il consenso di specifiche categorie di partecipanti.
La tecnologia diventa così l’infrastruttura operativa delle regole condivise.
Lo smart contract come patto digitale
La vera innovazione non consiste semplicemente nell’utilizzare una blockchain per effettuare pagamenti.
Lo smart contract può diventare la rappresentazione digitale di un patto tra i membri della comunità.
Le condizioni concordate possono essere trasformate in regole verificabili: chi può svolgere una determinata attività, quali requisiti deve possedere, come vengono distribuiti i ricavi, quali commissioni vengono applicate, quali fondi devono essere destinati alla comunità o quali soggetti possono partecipare a una specifica decisione.
In questo modo il rapporto di fiducia cambia natura.
Non scompare, perché nessuna comunità può esistere senza fiducia tra le persone. Ma una parte della fiducia viene supportata da regole trasparenti e verificabili da tutti.
Non è più necessario affidarsi esclusivamente alla promessa che qualcuno applicherà correttamente le regole: laddove possibile, quelle regole possono essere eseguite automaticamente.
Dal valore del capitale al valore del contributo
Uno degli aspetti più interessanti delle cooperative decentralizzate riguarda la possibilità di ripensare il modo con cui viene misurato il valore prodotto dai partecipanti.
Nell’economia tradizionale il capitale finanziario rappresenta spesso il principale criterio attraverso cui vengono determinati potere e rendimento.
Una comunità decentralizzata può invece riconoscere forme di valore molto più ampie.
Conoscenza, lavoro, reputazione, tutela dell’ambiente, disponibilità di beni, attività sociali, partecipazione alla comunità, qualità dei servizi o capacità di generare benefici sul territorio possono diventare elementi misurabili all’interno dell’ecosistema.
Il principio potrebbe essere semplice:
chi contribuisce alla creazione di valore deve poter partecipare anche alla sua distribuzione.
Questo apre la strada a economie nelle quali il valore non viene semplicemente estratto da una piattaforma centrale, ma rimane maggiormente distribuito tra coloro che lo hanno effettivamente generato.
Oltre le piattaforme digitali centralizzate
Una parte enorme dell’economia digitale contemporanea funziona attraverso piattaforme centralizzate.
La piattaforma mette in contatto domanda e offerta, controlla l’accesso al mercato, raccoglie i dati, determina le commissioni, definisce le regole e conserva una parte significativa del valore prodotto dall’ecosistema.
Ma cosa accadrebbe se la piattaforma appartenesse, almeno in parte, alla comunità che la utilizza?
Un marketplace turistico potrebbe essere governato dagli operatori locali.
Una piattaforma agricola potrebbe appartenere ai produttori che vendono attraverso di essa.
Una rete di mobilità potrebbe essere partecipata dagli stessi conducenti e dalle comunità territoriali.
Un ecosistema professionale potrebbe redistribuire parte dei ricavi tra coloro che contribuiscono alla crescita della rete.
In questo scenario, la piattaforma smette di essere soltanto un intermediario e diventa un bene comune digitale.
Cooperative locali, infrastrutture globali
La decentralizzazione produce inoltre un apparente paradosso: permette di creare organizzazioni fortemente legate ai territori utilizzando infrastrutture tecnologiche globali.
Una piccola comunità rurale può utilizzare gli stessi protocolli digitali di una grande organizzazione internazionale mantenendo autonomia sulle proprie regole.
Cooperative diverse possono inoltre dialogare tra loro.
Un operatore turistico, un produttore agricolo, una struttura ricettiva, un’associazione culturale e una comunità energetica potrebbero appartenere a organizzazioni differenti ma interoperabili attraverso protocolli condivisi.
Potrebbe così emergere una rete composta non da una gigantesca piattaforma centrale, ma da migliaia di comunità autonome capaci di collaborare tra loro.
È una struttura molto più vicina al funzionamento di Internet stesso: numerosi nodi indipendenti collegati da regole comuni.
La governance non può essere soltanto algoritmica
La tecnologia, tuttavia, non risolve automaticamente i problemi della governance.
Una cooperativa non può essere ridotta a un insieme di votazioni effettuate attraverso token.
Le persone hanno ruoli, competenze e responsabilità differenti. Esistono decisioni operative, strategiche, economiche ed etiche che richiedono procedure diverse.
Una governance realmente evoluta dovrà quindi combinare democrazia, competenza e responsabilità.
Alcune decisioni potranno essere collettive. Altre potranno essere delegate. Alcune richiederanno maggioranze qualificate. Altre ancora potranno dipendere dalla competenza o dal ruolo ricoperto all’interno dell’organizzazione.
Gli smart contract dovranno servire questa governance, non sostituirla.
Il rischio opposto sarebbe costruire organizzazioni formalmente decentralizzate ma sostanzialmente dominate da chi possiede più token, più capitale o maggiore capacità tecnologica.
La decentralizzazione autentica non consiste nel distribuire semplicemente una criptovaluta: consiste nel distribuire realmente capacità di partecipazione, controllo e beneficio economico.
Reputazione e identità diventeranno decisive
Perché queste organizzazioni possano funzionare su larga scala serviranno inoltre sistemi di identità e reputazione affidabili.
Non necessariamente pubblici.
Un partecipante potrebbe dimostrare di possedere una determinata qualifica, autorizzazione o appartenenza senza rendere pubblici tutti i propri dati personali.
La reputazione potrebbe derivare dalla storia delle attività svolte, dalla qualità riconosciuta dalla comunità, dagli impegni rispettati o dalle verifiche effettuate da soggetti indipendenti.
Questo permetterebbe di costruire ecosistemi nei quali la fiducia non dipende esclusivamente da una grande piattaforma centrale che certifica unilateralmente gli utenti.
La fiducia diventerebbe progressivamente portabile, verificabile e distribuita.
Non tutto deve finire sulla blockchain
Uno degli errori più comuni sarebbe pensare che ogni informazione e ogni processo debbano essere registrati su blockchain.
Non è necessario e, spesso, non sarebbe nemmeno opportuno.
Dati personali, documenti riservati e informazioni operative possono continuare a essere conservati attraverso sistemi tradizionali o decentralizzati off-chain.
La blockchain dovrebbe essere utilizzata soprattutto quando produce un vantaggio concreto: certificare un evento, garantire l’integrità di un’informazione, automatizzare una distribuzione economica, attestare un diritto o rendere verificabile una regola condivisa.
La vera innovazione non sarà quindi creare organizzazioni completamente “on-chain”, ma costruire architetture ibride, nelle quali diritto, tecnologia e organizzazione lavorano insieme.
Dalla sharing economy alla cooperative economy
Negli ultimi vent’anni abbiamo parlato molto di sharing economy.
Ma nella maggior parte dei casi ciò che è stato condiviso erano i beni delle persone, non la proprietà delle piattaforme.
Gli utenti mettevano a disposizione case, automobili, tempo, competenze, contenuti e dati mentre l’infrastruttura attraverso cui avveniva lo scambio rimaneva concentrata nelle mani di pochi soggetti.
Le cooperative decentralizzate possono rappresentare il passo successivo:
non soltanto condividere beni e servizi, ma condividere anche l’infrastruttura economica attraverso cui questi generano valore.
È un cambiamento profondo.
Significa passare dall’essere semplicemente utenti di una piattaforma all’essere partecipanti di un ecosistema.
Una nuova economia delle comunità
Il futuro delle cooperative decentralizzate non sarà probabilmente rappresentato da organizzazioni completamente autonome governate da algoritmi.
Sarà qualcosa di molto più interessante.
Saranno organizzazioni umane dotate di infrastrutture digitali capaci di rendere più semplici la collaborazione, la trasparenza e la distribuzione del valore.
Lo smart contract potrà certificare una regola.
La blockchain potrà garantirne la verificabilità.
L’identità digitale potrà riconoscere il partecipante.
Ma saranno ancora le persone a stabilire quali valori debbano essere protetti, quali obiettivi debbano essere perseguiti e quale comunità vogliano costruire.
Ed è forse proprio questa la più grande opportunità offerta dalla decentralizzazione: utilizzare tecnologie globali non per creare organizzazioni sempre più grandi e concentrate, ma per permettere a comunità sempre più autonome di collaborare.
Il futuro potrebbe quindi non appartenere a poche piattaforme capaci di controllare milioni di utenti.
Potrebbe appartenere a milioni di persone capaci di costruire, governare e possedere insieme le proprie piattaforme.
